ritratto di Steve Albini in studio di registrazione, con uno sfondo di rack ed effetti

Tic tic tic SBRANG

Francesco Farabegoli sul Post, a proposito di Steve Albini e (della mia canzone preferita dei) Nirvana.

Dopo qualche prova con l’acustica e l’impianto, i Nirvana e Albini erano pronti a registrare le tracce base-live in studio, come da prassi del produttore. La prima canzone che la band provò a registrare è “Serve The Servants”; settati i livelli audio dei vari strumenti, Albini fece partire il nastro. Dave Grohl contò un quattro con le bacchette, e il gruppo iniziò a suonare. In quel momento Kurt Cobain azionò un pedale per la chitarra che non aveva usato nelle prove, e i livelli di suono finirono fuori scala; Albini dovette abbassare i canali in fretta e furia per permettere al gruppo di continuare a suonare il pezzo.

Albini lo descrive come un esempio da manuale di «bad engineering from my part»: avrebbe dovuto tenere in conto l’overdrive della chitarra, invece non lo fece e così il pezzo inizia in maniera troppo violenta. Ovviamente i Nirvana avrebbero potuto ri-registrarlo, ma Kurt Cobain aveva trovato gradevole quello sbalzo e decise di tenere la traccia. In altre parole, quella lucidissima dichiarazione d’intenti all’inizio di In Utero è il frutto di un incidente che l’ingegnere del suono non avrebbe voluto accadesse. Se fosse toccata a lui la decisione, la traccia sarebbe stata scartata. Ma Steve Albini non era un tecnico del suono che prendeva questo tipo di decisioni. E così quell’incidente è diventato l’icona del mio amore per la musica.

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